Sensazioni sulla pelle2018-10-16T14:55:38+00:00

Project Description

SENSAZIONE SULLA PELLE

DI ANTONIO FUMAGALLI

La pelle è il luogo dove prende vita la relazione, l’interfaccia del corpo con la realtà, è il punto di contatto, di leva, su cui costruire uno scambio simbolico e gnoseologico con il Mondo. L’avventura della conoscenza non si fonda solo su organi di senso dedicati, ma si attua anche grazie ad una percezione tattile diffusa e dispersa lungo i tessuti cutanei. La pelle circoscrive il sistema nervoso altrimenti condotto ad una esasperata sensibilità che lo porterebbe a reagire immediatamente con i nervi a fior di pelle. Il rapporto prensile con gli oggetti del mondo è possibile solo a partire da aree di massima  estensione sensoriale e dalla presenza di recettori tattili disseminati nei tessuti sottocutanei. La pelle  rappresenta la forma pellicolare frapposta allo spessore pneumatico del mondo con cui il corpo si offre allo sguardo. In molte specie camaleontiche la pelle è capace di un naturale mimetismo tattico, che non è più consentito alla specie umana costretta ad un camouflage artificiale.

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La pelle è il contenitore fisico che circoscrive la materia carnale e rappresenta pure il contenitore metafisico che rende possibile la manifestazione identitaria dell’individualità. Si pone dunque una domanda apparentemente senza risposta: la pelle è nuda – oppure – veste la nudità?

Antonio Fumagalli non intende rispondere a questa aporia, piuttosto esercita tutta la propria sensibilità e talento nel lasciarsi catturare dalla forza di una ossessione, quella per un materiale che, già vivente, rivive, data l’impossibilità di farsi superficie definitivamente inerte, mantenendo e addirittura esaltando la propria capacità evocativa e significante. La pelle, anche dopo essere conciata e lavorata, non può trasformarsi mai in qualcosa di totalmente altro da sè. Un manufatto in pelle diventa opera d’arte senza mai poter dimenticare la propria provenienza vivente. La memoria del carattere organico, della matrice biologica, crea un legame inscindibile e bivalente, allo stesso tempo attrattente, e tuttavia, anche repellente con l’evento che è fonte di provenienza della pelle. Una origine spesso violenta, sempre innegabilmente macabra di un  materiale organico destinato a plasmare una forma artistica. L’impiego esclusivo ed ossessivo della pelle come supporto per produzione artistica non può rimuovere il lutto originario su cui si fonda e che rinnova un inesauribile legame genetico  insieme sacrale e rituale, ma anche sacrificale, dell’opera d’arte nella sua dimensione antropologica ed apotropaica di manufatto che perciò diventa anche amuleto per esorcizzare la paura della morte.  La pelle è la tela su cui proiettare immagini che servono a catturare i fantasmi ed immolare e scongiurare la paura del male. La pelle diventa il fondale oltre il quale va in scena la sacra rappresentazione di una violenza sacra e fondativa di un rito primordiale e tribale. Sotto il derma l’azione del karma di un ciclo vitale di ulteriori reincarnazioni possibili. Sottopelle, il movimento inarrestabile di metamorfosi genera il fenomeno naturale della muta, occasione di rinascita spirituale in una nuova pelle più vitale. La pelle è un campo percettivo di massima sensibilità corporea, è il punto di confine e di contatto dove si contamina il rapporto conoscitivo tra soggetto e oggetto in una relazione non più solo frontale, ma in un gioco di influenza reciproca di impressioni. Il sistema percettivo del corpo trova come punto di incrocio col mondo proprio la cute, come tessuto di perfetta permeabilità e di massima ibridazione con la realtà. Negli strati dell’epidermide si assiste da una parte all’osmosi e introiezione del mondo nel corpo e dall’altra, viceversa, alla fuga del tessuto carnale dal corpo che evapora per fuggire ed unirsi all’atmosfera della sostanza del Mondo.

Proprio per questa vocazione di filtro selettivo, di porta percettiva dei sensi sul mondo, la pelle rappresenta per il mondo umano ed animale, non soltanto una barriera, ma un punto di orizzonte, di frontiera comunicativa, un vaso comunicante tra solipsismo individuale ed unione con il tutto.

Le prime opere di Antonio Fumagalli si configurano come composizioni circolari, assemblaggi di strisce di scarti di pelle cucite ed inscritte in una circonferenza, dove inserti di bottoni e spuntoni creano un ritmo decorativo di rilievi ed sprofondamenti, dove ad essere particolarmente evidenti sono le aperture slabbrate, i tagli dilatati che estendono in tutta la propria elasticità la particolare qualità delle pelli sottoposte a tensione. Il motivo spazialista del taglio alla Lucio Fontana rivela nota espressiva di drammaticità che viene però ricomposta in un più ampio ordine formale che ne ricompatta l’equilibrio in un’ armonia astratto-costruttivista. Il legame tra provenienza organica dei materiali ed il regime astratto della composizione tende a risolvere la tensione dell’apporto gestuale e processuale dell’azione del taglio in una ricomposta armonia. In queste opere l’artista si mantiene presso i bordi di una pura evocazione della possibile della tragedia, senza affondare e rigirare il pugnale nella ferita. Sembra infatti prevalere la voltontà di ricucitura, di ricomposizione, della sutura dei tagli. L’artista è come un moderno Frankenstein che assembla la propria creatura con con diversi pezzi lasciando ben visibili i punti di sutura sui lembi di pelle. Molteplici campioni di pelle sono utilizzati come textures compositive per disegnare tessiture ritmate e campiture di pelle di differente colorazione. Una pluralità di strati di pelle  diversamente opaca o distintamente lucida che comunicano distinte percezioni di morbidezza: si tratta di senzazioni contemporaneamente visive e tattili. Le opere suggeriscono perciò anche una lettura percettiva secondo un codice sinestesico, in modo che si possa vedere con il tatto e toccare con gli occhi, secondo un incrocio percettivo che esalta una dimensione pluri-sensoriale delle superfici. Che dire poi del carattere olfattivo che la pelle tende a comunicare, in questo caso si potrebbe fare riferimento anche a una dimensione sensoriale piu profonda e arcaica, quasi filogenetica e istintuale come quella della comunicazione olfattiva. La seduzione infinita del profumo della pelle è una trappola invisibile in cui ci si lascia catturare ben oltre la vita del corpo e che si estende alla dimensione della memoria.

Un grande totem orizzontale di pelle dove la trama è intessuta in un gioco di estroflessioni, pressioni e rientranze risucchiate nel silenzio di urla afone, emesse da gole private di corde vocali. In mezzo al totem di cuoio si apre uno squarcio che scopre una apertura biomorfa, un grande occhio o un’enorme bocca, un orizzonte sul mondo, un punto da cui partorire l’origine e gettarsi oltre il recinto del corpo e protendersi in un abbraccio con la realtà esterna. Si tratta di un totem  che evoca un rapporto selvaggio col mondo oltre il recinto soggettivo del corpo e della appartenenza alla tribù. Nelle culture tribali infatti la pelle diventa il luogo di una comunicazione fatta di tatuaggi, di anelli inseriti nella pelle, di pittura di segni e simboli scritti sulla superficie del corpo.

La prima forma di pittura umana conosciuta all’uomo è fatta di impronte positive o negative della mano sulle pareti di grotte: questo ci ricorda come non si possa fare arte senza evitare di sporcarsi le mani, di contaminarsi col mondo. Antonio Fumagalli ripete questo gesto originario dell’arte creando una congiura di segni sottesi in una tramatura di sottintesi sottocutanei. Impronte di mani che sprofondano nelle pieghe di cuscini di pelle e annegano in abissi di cuoio. Le scritture geroglifiche come quella egizia, maya, azteca, utilizzano con frequenza la mano per simboleggiare l’azione. In molti linguaggi simbolici la mano chiusa rappresenta il segreto, mentre la mano aperta significa fiducia.

Rilievi, affossamenti, strati di tessuti, sovrapposizioni di strisce, rinforzi con chiodi di metallo che armano e rinforzano la superfici. Tagli acuminati precisi e nervosi, risvolti che lasciano vedere il rovescio della pelle dotato di una diversa consistenza, come labbra rivoltate su se stesse in una piega aperta sulla profondità della pelle. L’esecuzione di tagli profondi sulla superficie determina l’allontanarsi tra loro dei  lembi della ferita in un sipario che si apre su uno spazio interno, profondo, misterioso, denso di probabile dolorosa vita interiore. Come effetto, la superficie amplifica un effetto di onde che si allargano in un movimento di propagazione di rilievi cutanei, pieghe, contrazioni e rughe. Attraverso la pelle passano sensazioni dolorose, percezioni termiche, impressioni di pressione, l’epidermide rappresenta il punto di congiunzione dove si concentrano le molteplici porte della percezione del mondo.

Assemblaggi di fogli di pelli differenti per colore e  consistenza che si capovolgono l’una nell’altra insinuandosi reciprocamente in un ribaltamento di interno ed esterno con pieghe e torsioni. Incidere e dischiudere l’involucro sigillato della pelle consente infatti di scoprire cosa è contenuto sottotraccia negli strati invibili sottocutanei.

Giochi geometrici di linee curve e sinuose, fili intessuti a vista, cuciture visibili, chiodi incastonati, lame affioranti sulla superfice, tagli affilati, superfici slabbrate, mezzelune e cerchi creano tutte insieme uno strano movimento musicale. La presenza di alcuni fili, richiama la forma di strumenti musicali onirici capaci di chissà quali melodie. In queste opere si svela una apparente contraddizione tra l’astrazione del disegno e la concretezza significante dei materiali, questo contrasto crea una strana energia, una tensione di attesa mista ad indicibile ambiguità.

La ricerca spaziale concreta di Fumagalli si è evoluta poi verso una dimensione sempre più oggettuale incentrandosi sull’assemblaggio di suggestive sculture rappresentanti mani di pelle a forte contrasto cromatico. Mani cucite a mano, dove il contatto sensoriale con l’articolazione del dettaglio anatomico così realistico è quasi un invito a provare l’emozione tattile di stringere la mano all’opera d’arte. Un incrocio, un chiasma col mondo dove diventa indistinguibile la mano che tocca e quella che viene toccata, l’arto che percepisce e quello che viene percepito. In questo circolo avvolgente è dunque possibile sperimentare un rispecchiamento, non tanto visivo quanto paradossalmente tattile, del soggetto che percepisce con l’oggetto percepito, creando un effetto di risonanza sensoriale di grande impatto emotivo ed estetico. Oltre la caratterizzazione di tipo fenomenologico, occorre anche poi spendere qualche considerazione sulla scelta tematica di rapresentare le mani. La scelta di una parte per il tutto – della mano per il corpo – costituisce non tanto una figura di sinoddoche, di rappresentazione dela parte per il tutto dal punto di vista quantitativo, ma sembra più assimilabile ad una metonimia dove la sostituzione della parte per il tutto è riferibile ad una relazione di tipo qualitativo. Scambiare la mano per l’umano in fondo significa prendere consapevolezza della centralità della funzione articolatoria della mano nel dare vita al processo evolutivo di antropogenesi che porta nel tempo alla sviluppo pensiero umano. La stesso concetto di comprensione intellettuale si fonda su una immagine connessa alla prensione, al pensiero capace di afferrare il proprio oggetto in una presa stabile e solida. L’equilibrio posturale di mani tese con il palmo verso l’alto rivela una simbolica gestuale allusiva aperta a una evocazione di attesa del sacro che proviene dall’alto come magia, è la stessa modalità della cura sciamanica ad esercitarsi attraverso l’imposizione delle  mani del guaritore. Siamo nelle mani del destino –  sembrano dire le congiunzioni allusive dei segni inscritti nelle mani inguainate in pelli multicolori.   La pratica della chiromanzia, della lettura divinatoria di un futuro già scritto lungo le linee, le tracce, gli abissi superficiali del tempo, suggerisce spunti alla interpretazione infinita del destino. In ogni caso, al contrario di quanto scritto da Curzio Malaparte nel romanzo “La pelle”, l’unica cosa che, alla fine, davvero conta, non è salvare quell’involucro, la pelle, che avvolge la nostra vita, ma piuttosto salvare l’anima che, forse, vi è contenuta. Per essa vale anche mettere una mano sul fuoco.

Vittorio Raschetti

Antonio Fumagalli è un artista autodidatta che affianca all’attività creativa l’insegnamento e la professione.
Laureato in architettura, da sempre cerca di conciliare le tre attività proponendo un’interazione, o “contaminazione”, tra i tre ambiti, che gli ha permesso di sperimentare e successivamente creare un approccio all’arte e uno stile personale che ha come tratto distintivo l’uso di un materiale antichissimo ma assolutamente innovativo in campo artistico: la pelle.
Ha iniziato a creare con i materiali più svariati, dalle tempere all’olio allo smalto, direttamente su tavola, fino ad una tecnica mista che fonde i materiali più svariati.
Poi l’artista ha conosciuto la pelle e ne ha scoperto le sue enormi potenzialità.
La pezza di pelle non più usata come semplice materiale di supporto per borse, cinghie ecc., ma come strumento d’espressione, alla stregua dei colori ad olio per il pittore o del marmo per lo scultore.
La pelle, che per l’artista, dona una percezione visiva e soprattutto tattile, unica e irripetibile è un materiale caldo, morbido e avvolgente, di un’elasticità peculiare che non ha eguali.
Se si osserva poi qualunque pezza di pelle si nota la forte contrapposizione tra le sue due facce: quella esterna, il fiore, attraente, accattivante, molto più curata di quella interna, lo strato reticolare, detto anche carne, ramificata, grezza, quasi usurata. Questo dualismo ha affascinato e conquistato l’artista aprendogli nuovi campi di sperimentazione ed espressione.
Dal 2010 tutte le sue opere sono interamente in pelle. Pelle tagliata, cucita e lavorata esclusivamente a mano su vari supporti: legno, vetro e plastica, per realizzazioni che vanno dal semplice quadro, alle installazioni, alle sculture come quelle esposte in questa mostra.
Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero, altre sono tuttora visibili a: Monza, Uboldo, Lanzo d’Intelvi, Porlezza.

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CURATORE ARTISTICO
Felice Terrabuio
felice.terrabuio@tiscali.it   Felice Terrabuio è su facebook

PRESENTAZIONE E TESTO CRITICO
Vittorio Raschetti
vittorioraschetti@libero.it