Marcello Gobbi2018-10-16T14:50:35+00:00

Project Description

MARCELLO GOBBI

A cura di Felice Terrabuio
presentazione di Vittorio Raschetti

Vuoto pneumatico

Corpi senza organi, decorativi e non rispondenti, muscoli animati da strane forze imperscrutabili, sottoposti a radicale trasformazione antropologica che semina la vita oltre il reale, trapiantando un ibrido biologico artificiale in territori turbati. Capovolti nella passione della dannazione, attraenti e sfuggenti, appesi ad un destino mancato di desolazione. Sospesi, bendati e sbandati in posture impossibili, cullati dal vuoto acceso sotto occhi spenti. Falangi affusolate si allungano oltre l’intoccabile. Torsi attirati nei meandri di uno specchio ingannatore, tutt’altro che trasparente.

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Come i pezzi di un assemblaggio di forme, come un disegno impossibile che prosegue la fotografia e tradisce la verità plastica della forma: simulacro di un intero fatto a pezzi e rimontato in un corpo inverosimile ma credibile. La pratica artistica di Marcello Gobbi ambisce a realizzare non singole opere isolate, ma a concepire un intero sistema estetico, un mondo che prende spunto dalla figurazione del corpo e delle sue tensioni, per dispiegarsi in una costruzione mito-poetica personale densa di evocazioni simboliche e allegorie morali. Il percorso artistico di Marcello Gobbi è un esercizio ginnico dell’anima, un tentativo di elevazione spirituale che passa attraverso un lavoro di purificazione allo stesso tempo punitivo e celebrativo del corpo, felice ma anche colpevole della propria bellezza. Quella di Marcello Gobbi è una pratica artistica che annulla i confini tra scultura, fotografia e disegno. L’arte è una contro-realtà, la formalizzazione di un slancio creativo che prende spunto dai materiali concreti che l’artista modella, assembla e dispone per arrivare a generare una contro-forma, un modo diverso di apparire che rivela un nuovo orizzonte di senso. Quelli rappresentati dall’artista sono corpi sigillati su se stessi: sinistri, enigmatici, attraenti e sfuggenti. Il vuoto pneumatico è una bolla oscillante fuori baricentro, immaginazione inquieta senza rimpianti né legami col tempo, puro essere sospeso sull’impossibile.

Le sculture di Marcello Gobbi evocano un inferno ghiacciato contenuto in un involucro di sostanza gelatinosa. Dettagli anatomici tradiscono tutto il turbamento di corpi intrappolati nei panni di una soffocata tensione elastica e plastica.

Criogenia di sculture cosparse di azoto liquido, prossime allo zero assolto, simili al silenzio di una crisalide in attesa della prossima metamorfosi. Ghiaccio e catene per contenere il cuore di fuoco di creature appassionate al declino. Sono demoni alati pronti a congiungersi con l’innocenza per partorire un nuova forma del desiderio.

Esseri ibridi, creature aliene biomorfe piovute come gioielli sconosciuti dallo spazio profondo. Leghe di metalli futuri tra cristalli impazziti, materiali degenerati, diamanti molli, pietre liquide. Un esoscheletro di silicone con aculei annidati sotto la superficie schiumosa che scivola via come pelle fuggente. Una massa gelatinosa come saliva raggelata, come una larva congelata in una navicella spaziale.

Un equilibrismo posturale estremo, difficile e antinaturale, alla ricerca del perfetto distacco estatico del corpo. Arti intrecciati in un contorsionismo dell’anima, membra ripiegate su se stesse per trattenere l’essenza interiore e impedirne la fuga dalle cavità più intime del corpo. Un corpo ermetico, una mitologia privata di personaggi ibridi e corpi fluidi attraversa gli impulsi visionari di creature mutanti frutto della combinazione di forze biologiche e componenti simboliche. Quello di Marcello Gobbi è un immaginario sospeso tra miti, effetti speciali, viaggi siderali: è una lucida opera oscura, abbagliante nella sua chiarezza visionaria. Il demone sotto la pelle è attraversato da angosce e inquietanti metamorfosi. L’immaginario dell’artista mostra la costante ricerca di una possibile via di fuga dal determinismo.

Vacillando all’indietro appesi ad un nero sudario che si sporge sul vuoto, cullati nell’innocenza del sonno dalla forza misteriosa dell’oblio che protegge occhi senza più luce. La verità emozionale dell’opera scavalca il presente, cavalca il futuro oltre l’apparente oscurità della visione, incurante dell’inquietudine generata da forme non tranquillizzanti. Lo stillicidio del tempo lacrima su ali perdute.

Vittorio Raschetti