Lontano, da dove?2018-10-16T14:44:22+00:00

Project Description

LONTANO, DA DOVE?

A cura di Felice Terrabuio
presentazione di Vittorio Raschetti

Lontano, da dove?

Non ora, non qui. Non ancora, ma dove? Oscillando a ritroso nel tempo, tracciando vie d’acqua già pronte a scomparire. Il destino, immutato, fluttua sospeso, pronto a riaffiorare. Non resta che affidarsi ad inganni, tra alberi alti fino al sole, mentre i sospetti inevitabili si fanno largo, risalendo la corrente. Sogni premonitori annunciano un lungo viaggio: sarà tutto diverso. Si avverte una spinta a prendere il largo su una giunca inaffidabile, senza temere di affidarsi al pericolo, lasciandosi trascinare dalla bellezza tra sentieri di pensieri ancora sconosciuti. Lontano, da dove?

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Atterrati su un altro apparente pianeta, attraverso longitudini impossibili, sfiorando volti impassibili, mescolando meraviglia e smarrimento nell’immenso mare verde della foresta. Terra incognita e lingua muta di allusioni latenti. La natura è micidiale, un respiro asfissiante, incombente. L’aria insostenibile. Il cielo disorientato e silenzioso. Lentamente l’afa aumenta, al culmine della giornata, ogni cosa sembra senza vita, la natura si inchina a se stessa, si arrende alla propria stessa forza: ma è una sosta solo apparente. Poi esplosioni inaspettate di gemme sepolte nella vegetazione inesplorata.

Distante e isolato, incantato, un luogo appartato, non ancora sfiorato da impazienza.

Non si misura l’età infiammata dall’appetito della vita. Tanta pioggia batte continuamente sul cervello con un infinito stillicidio di pensieri nella persistenza dell’odore di fango, di foglie, di acqua. Un diluvio di colori dilaga su occhi mai stanchi, al culmine dello stupore.

Perduti lungo percorsi sterrati, sentieri sbriciolati che si allungano nelle pianura, mentre risaie disegnano enormi quadri astratti nel paesaggio, un gioco di specchi tra terra e cielo.

Sorrisi senza sospetti, si sporgono da case senza porte, con la paglia sui tetti. La pelle è giovanissima, splendente come un frutto rigoglioso, diventerà antica, geologica, un papiro di carta tesa sul volto degli anni.

Stremati, si comincia a combattere contro se stessi, un improvviso cambiamento interiore, smettendo di girare a vuoto, apprendendo a vedere ogni dettaglio con eccezionale precisione e limpidezza. Una strana inappetenza si fa largo, mentre ci si scopre assetati solo di luce.

Acque salate, dolci, sporche, trascinate dal fango come morte. In ritardo su qualsiasi dovere si trascorre il giorno lasciandosi osservare dal fiume. Lunghi silenzi nei cieli assenti, dove ogni cosa riposa, mentre al suolo il ronzio di uno sciame di biciclette impazienti. Sensazioni inattese come il deja vu di un quartiere dove si parla francese.

Persi a contemplare quel che resta di un sogno nel cuore della giungla: architetture indifferenti perse nell’immortalità tropicale. La magia incomprensibile, i luoghi sacri all’alba, tra reperti di mondi di roccia e risvegli di civiltà. Radici fossili aggrappate a monumenti di pietra vegetale. Il passato incastonato riaffiorato vacilla nella quieta incorporea intensità di forze oscure. Perfetto smarrimento tra colori innominabili e profumi indecifrabili, mentre il tempo si trascina risalendo nella distanza. In fondo il destino dei luoghi autentici è insieme sottrarsi agli sguardi sbagliati e offrirsi in dono all’intelligenza della sensibilità.

La nebbia lentamente si dirada tra le montagne. Ogni cosa è vaga e incerta mentre il fiume si srotola scorrendo in un silenzio assoluto. Si avverte la lenta dissipazione di forze oscure della natura allo stesso tempo, metamorfiche, insieme vitali e mortali. La natura si arrende solo dopo aver conquistato l’intera estensione orizzontale, l’intera  radice primordiale.

Pigramente si mescolano i colori in una tavolozza di perfetta indifferenza. Così lontano, in una fuggevole discontinuità. Così vicina Indocina.

Vittorio Raschetti

 

Emmanuel H. francese, irrequieto, appassionato di viaggi, ha lasciato il lavoro nella moda a Parigi per stabilirsi in oriente. L’Indocina è la sua patria attuale, fino alla prossima svolta esistenziale. Le foto sono il frutto di un viaggio in Vietnam, Cambogia e Laos.

Paola Celotto, monzese, docente e artista. Ha realizzato sculture e ceramica rivisitando forme organiche. Le opere ispirate alla grotta di Son Doong sono presentate in anteprima.